Non ci si annoia mai…

Diciamolo pure: negli ultimi anni i casi e le polemiche attorno alla pallanuoto italiana (e non solo) hanno raggiunto livelli da libro dei record. Ci si ironizza su, ma ci sarebbe da piangere a vedere una disciplina olimpica così maltrattata dal suo stesso mondo. Ancora non si è finito di discutere sul meccanismo della Champions League (su cui mi riprometto di tornare), ed ecco apparire sulla scena una nuova bega, magari meno eclatante, che riguarda il settore giovanile femminile. A portare alla luce la vicenda è Alessandro Martini, uno che definire semplicemente vicepresidente del Rapallo è riduttivo quanto dire che Messi è un buon giocatore. Io credo che se il dirigente medio di società avesse la sua competenza, il suo entusiasmo e i suoi modi, la pallanuoto sarebbe lo sport nazionale per distacco. E fa quindi  un brutto effetto leggere le sue parole, riportate su Waterpolo Development World:

[…] con rammarico esprimo in sintesi un mio pensiero che ormai non può più essere solo un grido di allarme: il futuro della pallanuoto femminile credo sia ormai segnato.

Rappresentativa ligure 2013
La Rappresentativa Ligure al Trofeo Scuole Nuoto Federali 2013

 Cosa porta Martini ad un simile, funereo pensiero? Una nuova disposizione federale che, adducendo non meglio precisati problemi assicurativi, cancella la possibilità di allestire squadre miste o di iscrivere squadre femminili a campionati maschili. Embé? Perché mai dovrebbero verificarsi simili miscugli? Un semplice dato di fatto: in Italia non ci sono solo la Campania, la Liguria o la Sicilia, regioni di lunga tradizione, ma anche territori in cui mettere insieme un numero sufficiente di squadre per organizzare un campionato femminile nella categoria di accesso (Under 13) è impresa complicata. O talvolta anche solo mettere insieme un numero sufficiente di atlete per formare una squadra. Di qui la soluzione di mescolare le carte e guadagnare alla causa piccole speranze che diversamente prenderebbero strade sportive differenti. La categoria Under 13 è cruciale, anche se poco reclamizzata: da essa dipende l’esistenza delle categorie superiori, alle quali difficilmente si arriva come livello di ingresso. È la fascia di età in cui un aspirante atleta indirizza la sua carriera, ed è una scelta particolarmente condizionante quando riguarda gli sport acquatici; soprattutto la pallanuoto, che richiede di apprendere e assimilare gesti e movimenti non altrettanto naturali del  correre o saltare. Ed è una fase della crescita in cui la concorrenza delle altre discipline sportive è fortissima, e richiede di poter utilizzare ogni sistema possibile per garantire prospettive di sopravvivenza all’intero movimento.  Ma a quanto pare chi per primo dovrebbe garantire la disponibilità di questi sistemi non ha chiaro il concetto, o lo sottovaluta. Dico questo perché suonerebbe brutto dire che una Federazione sportiva non ha interesse a sviluppare il vivaio della disciplina che il  Comitato Olimpico le ha affidato. Molto, molto brutto. E non vorremmo arrivare a pensarlo, vero?

Foto: Ufficio Stampa Rapallo Pallanuoto

Un pensiero riguardo “Non ci si annoia mai…

  1. Quand’ero alle medie ho iniziato a fare acquagol, l’ho fatta per quattro anni poi quando volevo andare a giocare in una squadra quella più vicina a casa è fallita e le altre erano parecchio lontano e non erano messe bene nemmeno loro… ecco perchè ora, purtroppo, non gioco a pallanuoto a livello agonistico

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