Appunti per la prossima stagione – La formula

Scudetti assegnati, rompete le righe. I campionati di A1 maschile e femminile vanno in archivio, le Nazionali reclamano spazio in vista di un’estate particolarmente densa (World League, Giochi del Mediterraneo e Campionati Mondiali, oltre alle Universiadi) che speriamo ci restituirà atleti un po’ meno triturati fisicamente e mentalmente rispetto all’anno scorso.  A noi non resta che riflettere sulla stagione appena terminata e farci qualche domanda su cosa vorremmo dalla prossima.

Ad esempio, la fase decisiva. Non si chiede di arrivare all’esagerazione del basket, che quest’anno gioca una maratona con quarti, semifinali e finali tutti al meglio delle sette partite (con presidenti di società che gongolano per gli incassi e giocatori manoche si lamentano per i troppi incontri), ma quarti al meglio delle tre e il resto al meglio delle cinque potrebbe essere una soluzione accettabile. Sui motivi che hanno portato ad assegnare lo scudetto al meglio delle tre partite si è detto e scritto molto, qualcuno ci ha visto una scelta economica (nel caso, decisamente miope, ma su questo si tornerà più avanti), qualcuno addossa la responsabilità a Campagna (che, a onor del vero, in sede di presentazione del campionato aveva osservato come secondo lui una eventuale gara 3 il 21 maggio fosse anche troppo in là nel tempo per i suoi programmi), altri ancora sostengono che si fosse scelto così perché su cinque partite la Pro Recco è imbattibile (non che su tre sia stato molto diverso, eh?).  Sia come sia, gli ultimi due scudetti sono stati assegnati in due sole gare, e non è stato un bel biglietto da visita. Che Recco si sia dimostrata più forte aldilà degli episodi è chiaro, ma è altrettanto evidente che in una serie al meglio delle 5 il momento di disattenzione costato al Brescia il gol di Madaras in gara 1 avrebbe avuto un peso meno determinante sia per il tabellino che per il morale dei giocatori.

Stesso discorso vale per il campionato femminile: la Final Four non è un buon sistema per assegnare uno scudetto (o qualsiasi altro trofeo), soprattutto in uno sport come il nostro dove non si assiste certo a migrazioni bibliche di tifosi al seguito e si finisce per giocare in impianti semivuoti. Vero è che con la A1 di solo 10 squadre i playoff a otto hanno poco senso, ma anche nell’ottica di aumentare il numero delle gare è necessario studiare una soluzione diversa. E la A1 femminile ha bisogno anche di un calendario regolare, senza il vergognoso spezzatino degli ultimi due anni che la ha resa simile ad un torneo di calcetto dopolavoristico. E’ una questione di serietà e di immagine, concetto quest’ultimo che non sembra ben chiaro a chi governa la pallanuoto non solo italiana.

[1 – continua]

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