E di nuovo in vetta

Le cadute fanno male. E, di solito, il male che ti fai è proporzionale all’altezza da cui cadi. Per cui, se cadi dall’Everest ti fai malissimo. Eppure c’è chi da una caduta del genere sa tirare fuori stimoli, motivazioni, desiderio di rivalsa, senso di appartenenza e tanta ostinata determinazione, mette tutto insieme e ottiene una miscela degna della pozione magica di Asterix. Questa è la storia di una squadra che con quella miscela ha saputo scalare di nuovo la montagna e piantare la sua bandiera in vetta.

E’ il tardo pomeriggio del 19 luglio di un anno fa quando il Consiglio di Amministrazione della Pro Recco, in una riunione che pare una udienza del Tribunale Fallimentare, sancisce la chiusura del settore femminile nato solo un anno prima e vincitore di scudetto e Coppa dei Campioni. Una botta tremenda per chi era arrivato da Rapallo convinto di aver trovato una casa accogliente, solida e duratura e si vede invece dare lo sfratto. Una botta tremenda per le ragazze della Prima Squadra, metà delle quali apprende la notizia dal ritiro della Nazionale in preparazione per le imminenti Olimpiadi. Una botta tremenda per le atlete più giovani, promesse della pallanuoto italiana che partono per le finali di categoria senza sapere se avranno una squadra in cui giocare l’anno prossimo. Una botta tremenda, soprattutto, per due persone: Alessandro Martini e Mario Sinatra.

Martini è il dirigente responsabile del settore femminile, ma la definizione è riduttiva: Alessandro è il capofamiglia, è il Presidente che con entusiasmo e passione ha portato per la prima volta una squadra di Rapallo a vincere un titolo europeo (la Coppa Len del 2011) e a giocarsi lo scudetto fino all’ultimo minuto contro l’assopigliatutto Orizzonte Catania, è colui che ha accettato il passaggio di tutta la squadra a Recco col sogno di farla diventare grande davvero. E se Alessandro è il capofamiglia, Mario è il fratello maggiore: il tecnico dallo stile tanto pacato quanto invece burbero risulta il suo aspetto, l’allenatore che ha insegnato a giocare e  a vincere a buona parte di queste atlete, e che nel passaggio a Recco si è visto sfilare la conduzione della prima squadra assegnata a Riccardo Tempestini per essere destinato al settore giovanile.  Insieme hanno raggiunto traguardi importanti, nessuno dei due si vuole rassegnare all’azzeramento. Chiamano a raccolta chi non si arrende, e tutti insieme si rimboccano le maniche, bussano ad ogni porta, trovano appoggi e contributi, superano le questioni burocratiche, riportano tutto a casa. Il 25 ottobre la Sala Consiliare del Municipio di Rapallo ospita la presentazione della squadra che disputerà il campionato di A1 col nome di Nologames Rapallo Pallanuoto. C’è chi ha fatto altre scelte ed è andata via: Roberta Bianconi ed Elena Maggi a Bogliasco, Simona Abate e Johanne Begin a Messina, Elena Gigli a Firenze, Raffaella De Benigno e Federica Cordaro in A2 rispettivamente a Cagliari e Milano, Rita Dravucz sceglie di dedicarsi alla famiglia e torna in Ungheria. Ma c’è chi non ci sta ad abbandonare la barca e sceglie di restare, a costo di farlo praticamente gratis. Restano Solveig Stasi e Giulia Rambaldi, Aleksandra Cotti ed Elena Queirolo, restano soprattutto Teresa Frassinetti e Dora Kisteleki, i due elementi probabilmente di maggior caratura tecnica. Attorno a loro si costruisce una squadra fortemente ringiovanita, ma con nuovi innesti che già parlano la stessa lingua delle “veterane”. Nel presentarle Martini, che ha lasciato il ruolo di presidente a Enrico Antonucci, non riesce a trattenere l’emozione, metà sfogo di tutta la fatica fatta, metà gioia per esserci riuscito.

Si parte per disputare solo il campionato: le risorse a disposizione non permettono di difendere la Coppa dei Campioni vinta a Kirishi, ci sarà solo la Supercoppa Europea a Imperia. Dove le padrone di casa si prendono la rivincita della finale scudetto battendo nettamente le rapalline (e bissando quattro giorni dopo nel confronto di campionato). Nessuno fa drammi, al netto dell’ovvio dispiacere per la sconfitta. C’è l’intima sensazione che i sacrifici e le rinunce saranno ripagate, prima o poi. Anche la finale di Coppa Italia, persa contro Catania, viene assorbita senza traumi: il campionato e la sua classifica dicono che si può lottare per il bersaglio grosso. Dicono che le più giovani crescono e il loro contributo aumenta. Dicono che a distanza di un anno esatto si potrebbe tornare là dove si vinse il tricolore, alla Marco Galli di Civitavecchia.

Il resto è storia recente, che passa attraverso la faticosa semifinale contro Firenze e  l’incrocio con un pezzo del proprio passato (Elena Gigli, unica fra quelle che sono andate via ad aver raggiunto l’atto finale del campionato) per raggiungere la partita che vale tutta la stagione e ritrovare chi due anni fa aveva impedito che lo scudetto arrivasse per la prima volta a Rapallo. Contro l’Orizzonte che vuole a tutti i costi la seconda stella il Rapallo mette in acqua la sua pozione magica fatta di tutto ciò che ha passato nei dieci mesi precedenti, e fa impressione la calma serafica di Mario Sinatra contrapposta alle urla di Martina Miceli sulla panchina avversaria. Rapallo vince, le ragazze vincono un titolo che sentono molto più “loro” di quello dello scorso anno, perché non è solo uno scudetto. Sono state buttate giù, e sono risalite su quella vetta che gli appartiene.

Bentornate, campionesse.

Rapallo Pallanuoto

Foto: Ufficio Stampa Rapallo Pallanuoto

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