Il senso della FIN per la programmazione

Punta Sant'Anna
Foto di Michele Pizzo

Oggi iniziano i playoff, ovvero la fase del campionato che dovrebbe essere garanzia di spettacolo, incontri tirati, piscine piene, insomma di tutto quel che noi inguaribili romantici sogniamo dal nostro sport. Dici playoff e pensi agli USA, dove questa formula è nata. Pensi alle interminabili serie di sette partite, che minimizzano la casualità e premiano chi davvero si è dimostrato più forte. Pensi ai quattromila della Scandone, a Punta Sant’Anna stracolma con la gente persino sugli scogli, alla magia del Foro Italico in notturna, al Porticciolo di Nervi.  Poi riapri gli occhi e ti accorgi che Punta Sant’Anna e Nervi sono abbandonate, che a Napoli superare il migliaio è diventata un’impresa, che Roma non ha più squadre di vertice, che per ogni piscina accogliente e moderna ce ne sono due inguardabili. Soprattutto, consulti il calendario e scopri che i quarti di finale si giocano su due gare, semifinali e finali al meglio delle tre, che quindi al massimo saranno otto giornate di gara, un mese esatto per il titolo, quattro giorni per chi sarà eliminato ai quarti. E come se non bastasse, scopri anche che lo spareggio per non retrocedere fra Nervi e Ortigia, gara senza appello, si giocherà a mezzogiorno di un martedì, prefestivo ma pur sempre martedì, nel prevedibile deserto del Centro Federale di Ostia. E che per via delle modifiche alla finale di World League la Final Four femminile si disputerà nello stesso giorno della gara 2 della finale maschile. Pensi a tutto questo e capisci che ci vuole davvero una passione infinita per continuare a seguire uno sport che tenta di suicidarsi in ogni modo.

3 pensieri riguardo “Il senso della FIN per la programmazione

  1. Avendo già vissuto più di 50 primavere … mi chiedo perché siamo ancora innamorati di questo sport. Forse perché siamo cresciuti nel cloro delle piscine, forse perché ci emozionano ancora le belle giocate in acqua , forse perché il ricordo di una partita a Punta S.Anna con il mare sullo sfondo è una cosa bellissima , forse perché ci ricordiamo di battaglie epiche nella Piscina di Albaro, i motivi per noi “nostalgici” ci sono sempre.
    Però qualcuno sta facendo di tutto per farci avvicinare ad altre realtà e farci scordare il gusto del cloro.
    Abbiamo appurato che siamo uno sport ormai povero (ahimè anche da noi il vento è cambiato), dove le solite scaramucce da condominio hanno prevalso sul senso della pallanuoto, dove chi decide si ricorda della pallanuoto solo quando alle manifestazioni mondiali arriviamo spesso in alto, ma accipicchia possibile che non si riesca ad uscire da queste situazioni ?
    Proposte sensate poche, soldi ancora meno, società che promettono e non pagano oltretutto con ricatti, programmazione della Fin (ma anche delle Società stesse ) zero, i genitori dei giovani che ritengono i propri figli tutti dei fenomeni che, anche se una volta si sono allenati con la prima squadra, ormai devono partecipare alle Olimpiadi perché li ritengono fortissimi …
    Non parliamo dei regolamenti che ogni anno mortificano i campionati con continue soste, variazioni, anticipi, posticipi e giù con le lamentele.
    La RAI anche ci mette del suo con riprese spesso aberranti, con certi commentatori presi nel parcheggio della piscina e messi davanti a un microfono anche se bisogna dire che se non ci fosse la RAI ( al momento) saremmo nel dimenticatoio generale.
    La colpa è anche delle Società che quando si riuniscono per la previsione del Campionato successivo accettano tutto senza fiatare e poi si arrabbiano ( vedi spareggio Ortigia – Nervi con questi ultimi che hanno battuti i primi per ben due volte ).
    Cosa possiamo dire in fine, godiamoci questi playoff con la speranza di assistere a belle partite, e magari che qualcuno in più si interessi della nostra cara pallanuoto che in questo momento soffre e rischia di fare una bruttissima fine…

  2. Dovremmo aggiungere anche la A1 femminile, con un calendario demenziale che prevede soste in continuazione. Possibile che nessuno fra i diretti interessati abbia nulla da dire?

  3. fate uno sport dilettantistico cosa pretendete non siete professionisti’ il che vuol dire tutto finche non cambiano questo tabù

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