Pro Recco 2012: un anno in altalena

quote - Sloboda

Quando ti considerano la squadra più forte del pianeta, le due più logiche conseguenze sono che le tue vittorie non fanno più notizia, mentre anche il più piccolo passo falso diventa titolo da prima pagina. E in questo 2012 che se ne va i titoli in acqua e quelli sui giornali sono stati davvero tanti per la Pro Recco, passata dai trionfi alla polvere e di nuovo alle vittorie.

Gennaio in assenza di partite scorre fra le polemiche legate alla Coppa Italia maschile, che la FIN ha deciso di organizzare facendo le veci della desaparecida Lega Pallanuoto per riempire il lungo vuoto agonistico richiesto dalla preparazione agli Europei di Eindhoven. Le date previste comportano l’assenza di nove giocatori biancocelesti fra italiani e stranieri, il che rende alquanto complicato partecipare alla competizione, addirittura c’è chi parla di rinuncia. Una storia a cavallo fra disorganizzazione e sgarbi, che si risolve con uno spostamento di date che se fosse stato previsto da subito avrebbe evitato discussioni e brutte figure, ma che si ripeterà in occasione della Coppa Italia femminile.

A febbraio la piscina di Sori accoglie i reduci da Eindhoven, che portano tante medaglie e qualche acciacco, e si ricomincia a macinare risultati in tutte le competizioni, a partire dalla Lega Adriatica che nell’ultimo incontro giocato in casa prima della sosta aveva fatto registrare il punteggio record di 21-0 sugli spalatini del POŠK. Si ricomincia con una delle poche partite davvero combattute viste nell’intera stagione: la sfida con gli avversari di sempre, lo Jug Dubrovnik. Finisce 9-8, e visto il meccanismo del torneo ci si può considerare già con un piede nella Final Four di Rijeka. In campionato e in Champions League la marcia prosegue senza il minimo cedimento, espugnando fra l’altro per due volte la Scandone contro Posillipo (4-11) e Acquachiara (7-15), mentre il girone della discordia in Coppa Italia a Catania è dominato con la facilità di un allenamento: un 15-9, un 15-3 e un 25-4 parlano da soli. In campo femminile le ragazze non sono da meno, e continuano a vincere ogni incontro.

Marzo porta il primo trofeo: la Lega Adriatica. Quando nell’estate 2011 fu annunciata la Jadranska Liga 2012 partecipazione della Pro Recco esplosero mille polemiche che perdevano completamente di vista il senso della questione, e il risultato fu il silenzio ufficiale sulla manifestazione: per LEN e Federnuoto, semplicemente, era come se non esistesse. Di certo, se l’obiettivo era quello di avere avversari di buon livello non si può dire che sia stato raggiunto: le impressionanti statistiche finali sono lì a dimostrarlo. Persino la finale, seguita dal solito manipolo di entusiasti che non a caso scrivono sulla loro maglietta “sempre i mæximi” (“sempre gli stessi”), è una passeggiata oltre ogni aspettativa: il Primorje entra in acqua senza credere minimamente alla possibilità di fare risultato e il tabellone alla fine recita 15-4. Il giorno dopo il sito croato Crowaterpolo.com titolerà “dove passa la Pro Recco non cresce più l’erba”.

Aprile invece inizia male per ambedue le squadre, e il teatro è sempre la Coppa Italia. Quella femminile, alla sua prima edizione, viene inserita nell’ennesima lunga sosta di campionato dovuta al torneo di qualificazione olimpica, e a causa di questo costringe Tempestini a pescare a piene mani nel vivaio per poter schierare una formazione completa. Si gioca ad Imperia un girone da 5 squadre che darà due posti per la finale, e il secondo posto arriva in extremis dopo una vittoria, un pareggio e una sconfitta (la prima dell’anno per le ragazze) e per un solo gol in più rispetto alla RN Bologna. Dieci giorni dopo è Final Four, nella vasca amica di Sori, e nelle medesime condizioni di formazione le ragazze perdono dopo due tempi supplementari contro l’Orizzonte Catania, che alla fine si aggiudicherà il trofeo. La finale maschile, diventata in corso d’opera a otto squadre anziché a quattro cancellando i gironi di semifinale, arriva a pochi giorni dal rientro in Italia della Nazionale reduce da una tournée in California. Un infernale viaggio di ritorno (oltre 30 ore) e le fatiche del collegiale lasciano non poche scorie fisiche e mentali nei ragazzi che superano i primi due incontri, ma cedono nella finale contro l’AN Brescia mettendo così fine  ad una striscia di sei titoli consecutivi. Ironia della sorte, le due formazioni biancocelesti incontreranno nuovamente le stesse due avversarie allo stesso punto del campionato, e avranno modo di rifarsi con gli interessi.

GMG Pro ReccoMaggio, dunque. Il mese in cui si assegnano i trofei più importanti, e con le formazioni reccheline in lizza ovunque, pronte ad un en plein micidiale. Si parte subito fortissimo: il 5 a Kirishi (Russia), la Pro Recco in rosa conquista al primo tentativo il trono d’Europa vincendo la Champions Cup contro le greche del Vouliagmeni, esattamente una settimana dopo i maschi le raggiungono conquistando per la settima volta (quinta in dieci anni) la Champions League nella Final Four di Oradea (Romania) contro lo stesso Primorje già surclassato in Lega Adriatica due mesi prima. Passa ancora una settimana e arriva una doppietta per la quale è difficile trovare un precedente negli sport di squadra: sabato 19 le ragazze si laureano Campioni d’Italia a Civitavecchia battendo la Mediterranea Imperia, il giorno dopo a Brescia i ragazzi conquistano il settimo scudetto consecutivoFerla Pro Recco. Due scudetti in due giorni, roba che lascia increduli anche quelli che alle vittorie hanno ormai fatto l’abitudine e che hanno seguito entrambe le partite percorrendo più di 1200 chilometri in pullman. Sembra impossibile che si possa andare oltre, che si possa provare altrettanta gioia per una vittoria.

E invece arriva, il 5 giugno, il fulmine a ciel sereno: Pino Porzio improvvisamente, e senza dare spiegazioni, abbandona gli incarichi di allenatore e amministratore delegato e sparisce praticamente nel nulla. È chiaro a tutti che sta succedendo qualcosa, anche se non si capisce esattamente cosa. O forse non si ha il coraggio di ammetterlo. Già dalla fine di maggio girano incontrollate voci di ridimensionamento, non si parteciperà alla Lega Adriatica, la “legione straniera” verrà ridotta, in molti dicono che Volpi non ne abbia più voglia. È un mese terribile per l’ambiente biancoceleste, dalla sede non filtrano notizie e questo accredita qualsiasi speculazione.

Un tormento che dura fino al 14 luglio, quando uno scarno comunicato annuncia il disimpegno da parte della famiglia Volpi e della Fondazione Social Sport. Il giocattolo si è rotto, mezza Italia esulta (e più di uno, di probabile osservanza tafazziana, nella stessa Recco), si prefigurano gli scenari più incredibili. L’unica cosa che è chiara già da qualche giorno, anche se non se ne conosce la misura, è che a rimetterci maggiormente saranno le ragazze. Ma si tratta di attendere solo qualche giorno: il 18 il nuovo A.D. Barreca annuncia che la Pro Recco non prenderà parte alle competizioni europee nella stagione 2012-2013, il 19 il Consiglio decide la chiusura del settore femminile prendendo la decisione più odiosa di tutta la vicenda. E si comincia a fare la conta di chi resterà.

Agosto ci distrae un po’ con le vicende olimpiche. Vicende con un filo di malinconia pensando a tutti quei giocatori che non vedremo più con la nostra calottina, e nelle quali il solito gruppetto trova il modo di riversare la sua passione per la squadra organizzando gruppi d’ascolto per le partite e imbandierando un noto locale recchelino in occasione della finale. E se la sconfitta degli azzurri li priva di quella gioia che tanto avrebbero voluto provare, trovano il modo di consolarsi armandosi di vernice e andando ad aggiornare il numero degli scudetti sulla gradinata di Punta Sant’Anna. Punta Sant'AnnaDove a fianco del “26” appare anche un “1” in rosa, piccolo gesto di ringraziamento per chi, anche se per un solo anno, ha lasciato il segno fra chi ama questa squadra. Due giorni dopo il rientro a casa dei vicecampioni olimpici porta una ventata di ottimismo con la presentazione “ufficiosa” di Matteo Aicardi e Stefano Luongo, e con l’evidente voglia di non mollare da parte degli altri giocatori. Il nuovo tecnico, già si sapeva, è Riccardo Tempestini, il cui sguardo in quei giorni lascia trasparire una certa preoccupazione per l’eredità che gli tocca. Piano piano si compone il puzzle, l’unico straniero sarà Norbert Madaras, tornerà in squadra Ea Mangiante, fra gli italiani solo Di Costanzo dovrebbe andare via.

Settembre, si riprende il lavoro. Il primo allenamento a pieni ranghi a Sori viene accolto da un lunghissimo striscione che cita John Belushi e dal solito, immancabile bandierone col cuore. Con un’assenza che di lì a poco diverrà definitiva: Alex Giorgetti lascia la Pro Recco e va a giocare in Ungheria nel Debrecen. Ci sono scorie fisiche e mentali da smaltire, nuovi schemi da imparare, soprattutto c’è da dimostrare di non essere dei comprimari ora che non c’è più l’ingombrante ombra delle stelle straniere.

Ottobre, parte il campionato. Facile vittoria contro il Nervi, poi una inaspettata battuta d’arresto contro la Florentia che schiera Willy Molina. Col senno di poi, una sconfitta salutare per cementare un gruppo che si rende conto di non poter vivere di rendita come in passato. E si ricomincia a macinare vittorie, con un po’ di nostalgia per quella Champions League che inizia senza di noi.

Novembre è un mese da operai, con tre vittorie importanti (Acquachiara, Posillipo, Savona) mentre il cantiere progredisce, e porta con sè l’annuncio che almeno una coppa internazionale ce la giocheremo: la Supercoppa Europea contro il Savona, programmata per il 12 dicembre.

Dicembre che, peraltro, si apre con un trofeo che sa di rivincita: la Coppa Italia, che per la prima volta vede due edizioni nello stesso anno, torna nella bacheca biancoceleste con due sonanti vittorie contro Brescia e Savona. E poi la Supercoppa, la partita perfetta: i purtroppo pochi spettatori vedono la squadra che sognavano, forte, autorevole e con un bel gioco. Se la finale di Coppa Italia era stata contornata da aspre polemiche da parte savonese, stavolta gli stessi tifosi biancorossi non possono fare altro che applaudire. Così come applaudiamo noi: bentornata, Pro Recco. Arriva l’anno del Centenario.

Photo credits: 1-Frank Borsarelli/Archivio Pro Recco   2/3/4-Alessandro Arbocò

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