La sconfitta

E così, è successo. Quello che ci si ripeteva a mo’ di mantra negli anni scorsi: “Ma il giorno che Volpi molla che fine facciamo?” Già, che facciamo? Oddio, noi non possiamo fare molto, giusto aspettare, incrociare le dita e sperare. E intanto pensare, cercare di capire il perché. Quel che riesco a pensare io è che questa è una sconfitta per tutti. E non sarò breve.

In primo luogo è una sconfitta per il diretto interessato. Uno che è abituato a vincere e che qui ha dato molto ottenendo pochissimo. A fronte di un numero di titoli impressionante, roba che in qualsiasi altro posto avrebbero come minimo eretto una statua equestre in suo onore, Gabriele Volpi a Recco ha raccolto reazioni oscillanti fra l’indifferenza, l’antipatia e l’aperta contestazione. Il mondo politico locale non ha fatto nulla per assecondare i suoi progetti, aldilà delle dichiarazioni di facciata forse temevano di perdere potere, chissà… La vicenda delle piscine, sia quella storica di Punta Sant’Anna che il nuovo progetto nell’area IML, ad un certo punto ha perso ogni senso di concretezza per diventare una commedia di terz’ordine. I due episodi della tomba di famiglia e della cittadinanza onoraria hanno toccato livelli patetici. Quella piccola parte di cittadinanza che ancora si ricorda dell’esistenza di una squadra di pallanuoto (sì, lo so che a molti sembrerà inverosimile, ma è proprio così) ha trovato modo di generare una frangia che sosteneva di preferire una squadra in A2 o anche più giù, quasi che vincere desse fastidio, tirando in ballo i più triti cliché del mondo ultras. Leggere alcune pagine di un noto social network per credere.

E se a Recco la situazione è questa, figuriamoci altrove. Le altre società non hanno perso occasione per dire che è troppo facile vincere con tutti quei soldi. Sarà pure vero, ma per molti è stato l’alibi per tirare i remi in barca e smettere di investire. La Federazione poi non ha mai avuto molto amore per la Pro Recco, figuriamoci con un presidente così ingombrante. In tutti questi anni non si è mai visto Barelli a consegnare il trofeo alla finale scudetto, compito sbrigativamente delegato a Ravina che tanto è in zona e quindi fa meno strada; un paio di mesi fa a Civitavecchia durante la finale femminile aveva la chiara espressione di chi avrebbe preferito essere ovunque tranne che lì. Ora, l’uomo Volpi non è una persona facile: determinato, ben poco diplomatico, abituato a pensare in grande e a ottenere ciò che vuole, e in un mondo come quello della pallanuoto italiana, abituato a cullarsi nella sua dimensione da Bagni Mariuccia, di certo non poteva risultare simpatico. Ma dietro gli investimenti c’era un’idea di pallanuoto diversa, che la pallanuoto stessa ha rifiutato.

E’ quindi la pallanuoto italiana la seconda sconfitta di questa vicenda. Sconfitta per non aver saputo cogliere, o aver pervicacemente rifiutato, l’occasione di cambiare marcia e fare un salto di qualità. Per non essere stata capace di pensare in grande, continuando a perdersi nelle solite beghe. Volpi la cita apertamente nel suo addio, con parole tutt’altro che di circostanza. Qualche mese fa la Coppa Italia era stata una perfetta rappresentazione di quelle “politiche” citate dall’ormai ex presidente biancoceleste, con quel calendario fatto apposta per impedire ad una squadra con la gravissima colpa di avere 19 giocatori impegnati ad Eindhoven di poter schierare una formazione in vasca. Così dopo le proteste della Pro Recco la concessione del rinvio per il secondo turno diventava un ottimo assist per accusarla di fare ciò che voleva. E il meglio doveva ancora arrivare, con la fase finale che per lo stesso motivo diventa Final Eight a tre giorni dal rientro dei nazionali dalla tournée americana: otto giocatori in acqua distrutti dai carichi di lavoro e dall’assurdo volo di rientro, e sconfitta contro il Brescia che di nazionali ne aveva solo uno (Presciutti, pure lui tutt’altro che brillante per gli stessi motivi). Poi la vicenda stranieri, goccia che ha fatto traboccare il vaso e che molti, troppi si ostinano a voler guardare solo in funzione degli interessi della Pro Recco senza comprenderne la reale portata.

La terza sconfitta è Recco. Recco città, Recco pubblica amministrazione, Recco che si comporta come già spiegato sopra, Recco fedele al suo vizio di criticare chi fa, Recco che aspetta l’epilogo per convocare d’urgenza una riunione di giunta dal sapore beffardo. Recco che gioisce, poco importa se una delle due sole cose per cui il suo nome è conosciuto in giro per il mondo rischia di sparire. Volpi non la cita direttamente, ma è fuor di dubbio che tutto questo abbia avuto un suo peso nella scelta di abbandonare, soprattutto dopo aver conosciuto La Spezia e sperimentato la differenza.

Detto questo, ci sono alcune domande che mi vengono spontanee. Alcune serie, altre un po’ polemiche, fate voi.

Ad esempio, chissà se tutti i moralisti in servizio permanente effettivo avrebbero detto e pensato le stesse cose se Volpi fosse stato il presidente della loro squadra, qualunque essa sia? Peccato che difficilmente avremo una controprova, ma di solito a pensar male ci si azzecca…

Più seriamente. Presidente Volpi, che ne è di tutti gli annunci ripetuti per anni a mo’ di slogan ad ogni pubblica occasione? Che ne è del progetto del centenario (un po’ forzato, i cent’anni sarebbero quelli della Pro Recco Calcio, ma vabbé) con l’imperativo categorico dell’ottava Coppa dei Campioni? Che ne è della famosa Fondazione che avrebbe dovuto garantire un futuro alla Pro Recco proprio in una situazione come questa? Che ne sarà del settore femminile, portato via da Rapallo e ora senza più una casa, candidato alla poco invidiabile palma per la più incredibile meteora che la pallanuoto abbia mai visto? E dell’area IML che si farà ora? Comprendo tutte le motivazioni possibili e immaginabili, ma andarsene in questo modo ha un retrogusto di cattiveria che proprio non va giù.

3 pensieri riguardo “La sconfitta

  1. si vede che si è arrabbiato davvero, per fare un gesto del genere, no? A volte servono gesti plateali perchè si parli di certi problemi.
    Se non si fa rumore nessuno si accorge di nulla…

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