Il settimo sigillo

Il titolo è prevedibile, lo so. Come era prevedibile che si tornasse da Oradea con la Coppa, del resto, soprattutto dopo aver visto la semifinale. Ma prevedibile non sempre significa noioso, e noia ce n’è stata ben poca in questa tre giorni rumena. E mentre aspettate che riprenda un minimo di lucidità per scrivere qualcosa di più potete sempre guardarvi le due o tre foto che ho scattato.

Oradea 2012

Ah, tanto per battere sempre sullo stesso noioso tasto: sono le 22.15 del 13 maggio, la coppa è stata assegnata da più di 24 ore, e il sito della LEN nemmeno riporta il risultato, nascosto nella sezione comunicati stampa. Poi Birri dice che loro fanno tutto il meglio per la pallanuoto. E allora proviamo a vedere cosa intendono per “meglio”. Della scelta di Oradea avevamo già parlato: una città tutto sommato gradevole, dotata di un bell’impianto, ma distante da tutto. Il volo charter che ha trasportato la Pro Recco e il suo seguito ha dovuto scegliere l’aeroporto di Debrecen, distante circa 80 chilometri, a causa delle carenze strutturali dello scalo di Oradea. Chi ha scelto il volo di linea è arrivato a Budapest per poi sciropparsi cinque ore di treno, come ha fatto un collega olandese, oppure ha noleggiato un’auto da Timisoara, o ha atteso pazientemente il lunedì per trovare un volo diretto da Oradea a Bucarest (che di domenica non opera). Risultato: a parte i tifosi del Vasas, facilitati dalla vicinanza, e il gruppetto al seguito della Pro Recco che ha volato con la squadra, non si è visto altro in piscina. Tifosi della Mladost o del Primorje non pervenuti. Spettatori locali ben pochi. E poi ci si vanta di aver venduto tutti i biglietti, tralasciando il dettaglio di una vasca con una capienza pari a circa un quarto di quelle che hanno ospitato le ultime due edizioni. In città ho visto solo due locandine: una nella hall dell’hotel che ospitava tifosi e stampa (quindi inutile), un’altra affissa sulla vetrina di un locale del centro. Se non c’è stato l’effetto Kirishi (la finale di Champions Cup giocata davanti a 30 persone) è solo perché italiani e ungheresi hanno assistito a tutte le partite anche se la loro squadra non era in vasca. Bella poi l’idea di tenere la cerimonia di premiazione sotto la tribuna stampa indirizzando i fotografi sul lato opposto “dove avrete un’inquadratura perfetta”. Perfetta è una parola grossa, visto che l’area prescelta non aveva illuminazione propria e la distanza era comunque di una trentina di metri. Persino nella tanto vituperata Scarioni di Milano si era fatto meglio. La Ioan Alexandrescu sarebbe un buon impianto, ampliato in maniera intelligente aggiungendo due tribune sui lati corti che poggiavano direttamente in acqua col risultato di ridurre la distanza dal campo di gara, e i due maxischermi che proponevano le immagini in diretta (compresi i replay) sono stati una bella idea. Peccato per il caldo da sud-est asiatico, per i soliti spazi stampa lillipuziani e per l’impianto di illuminazione un po’ scarsino, curiosamente per una piscina coperta la visibilità era migliore a luce naturale che non a luce artificiale. Insomma, questo quadro dovrebbe far capire quanto sarebbe stato facile trovare una sede più adatta. Ma a Malta “non c’era sufficiente ricettività alberghiera” (da agente di viaggi mi rotolo dal ridere), a Parigi “la Federazione francese non ci avrebbe concesso la piscina” (e se una Federazione non concede alla LEN un impianto per l’evento più importante della pallanuoto europea per club non sarà il caso di chiedersi il motivo?). E poi “la scelta di Oradea risponde al principio di portare la pallanuoto in paesi dove è meno conosciuta” (sic). Non resta che sperare che il progetto Superlega vada avanti.

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