E sono 25

E il triangolino tricolore numero 25 è infine arrivato. Abbiamo rischiato una scena alla Dorando Petri con lo scivolone di gara 2, ma col senno di poi è servito a farci gustare di più questo scudetto che sembrava vinto già prima che iniziasse il campionato. Ci metto solo qualche riflessione sparsa.

La squadra. Quest’anno mi è piaciuta. Mi è piaciuta nonostante fosse globalmente meno forte di quella dello scorso anno: un cambio in meno rispetto alle abitudini di Pino, qualche giocatore non all’altezza o ben lontano dalle sue possibilità. E però un gruppo, quello che negli anni scorsi non davano mai l’impressione di essere fino in fondo. In questo senso chi la scorsa estate aveva indicato Ivovic come migliore acquisto  aveva azzeccato in pieno: Leka è stato determinante per rendimento, reti segnate, carisma e capacità di ambientamento, e non dico una cosa originale sostenendo che in tutto ciò rispetto a Udovicic abbiamo perso qualcosa in termini di spettacolo puro, ma guadagnato tantissimo sotto mille altri punti di vista. E poi c’è sempre quel tipo pacato e riservato con la calottina numero 9, quello che a chi non lo conosce fai fatica a far credere che sia nato nel 1972. Benedek è un Campione di quelli da Hall of Fame, un esempio da insegnare nelle scuole, un ragazzo d’oro per il quale ormai abbiamo finito gli aggettivi ma non l’affetto e l’ammirazione. Con Boris Zlokovic abbiamo rivisto un centroboa che nuota, oltre a fare sfracelli ai due metri, e vedere la sua grinta in qualunque situazione fa solo piacere a chi ama questo sport. Stefano Saracinesca Tempesti invece ha fatto il suo compitino. Nel senso che ha fatto sembrare facili cose che attualmente sono off limits per quasi chiunque altro nel suo ruolo. E fra i nuovi vorrei citare Nicolò Gitto, che ha avuto spazio e occasioni per dimostrare il suo talento anche in Eurolega, il che non è poco visti i nomi che gli stanno davanti.

Gli avversari. Il Savona è una squadra che tradizionalmente ci fa soffrire, probabilmente l’unica in Italia con la quale abbiamo un bilancio globale non positivo, e fosse anche solo per questo merita rispetto. Il rispetto che da quelle parti sembrano non saper esprimere per gli altri. Le piazzate anti-arbitri di Mistrangelo e Strinati, come un Lotito o uno Zamparini qualsiasi. i comportamenti assurdi di Sciacero che si fa espellere in due partite su tre, nella seconda occasione passa sotto il settore biancoceleste e di nascosto, mani incrociate dietro la schiena, mostra il dito medio, e poi a Sori si concede uno show davvero triste dalla balconata. Soprattutto, e non è la prima volta che succede, nessuno che si presenta alla premiazione. Da far cadere le braccia.

Il pubblico. C’era più gente in piscina di quanta ne risulti residente a Sori, ad occhio e croce. Un pubblico generalmente corretto e partecipe, seppur con qualche caduta di stile (chiamiamole così) soprattutto nelle zone più calde. E però quel che più mi ha dato fastidio è stato vedere fra i bambini della Scuola Pallanuoto Levante, emanazione della Pro Recco, alcuni che tifavano apertamente e spudoratamente per gli altri. Sarà il caso forse che qualcuno gli spieghi che indossare una divisa, anche solo la maglietta bianca che avevano, comporta dei doveri.

E ora? Ora si va a Roma, ma di questo avremo tempo per parlare. Spero.

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