Ivano Fossati – Genova, Teatro Carlo Felice 29/01/2009

Emozione. Sì, certo, la musica è emozione. E il concerto dovrebbe rappresentare il culmine dell’emozione, fin qui l’inizio sarebbe alquanto banale. Però è l’unica parola che possa rendere l’idea di cosa sia stato lo spettacolo di Ivano Fossati al Teatro Carlo Felice di Genova, praticamente a casa sua. Fossati è un genovese da manuale, riservato e discreto, sempre misurato nel parlare eppure capace di trovare quelle due parole che da sole valgono un intero discorso, e dotato di un carisma del tutto particolare che gli consente di essere profeta in patria, cosa non riuscita a molti suoi esimi concittadini. Quanto basta per andare vicino al tutto esaurito con qualche presenza eccellente (Sergio Cofferati, che ormai si divide fra Bologna e Genova) e un’età media decisamente alta, probabilmente la più alta fra i tanti concerti a cui ho assistito.

“Musica Moderna” è la sua ultima opera, e da essa sono tratti i brani che costituiscono la prima parte dello spettacolo: da “L’Amore Trasparente” (già ascoltata al cinema nei titoli di coda di “Caos Calmo) a “Il Rimedio”, dalla struggente “Cantare a Memoria” alle denunce de “Il Paese dei Testimoni” e “La Guerra dell’Acqua”, da “Last Minute” a “D’Amore Non Parliamo Più. Poi, sostenuto da una band in cui spicca il capello grigio e fluente di quel mito della musica italiana che risponde al nome di Guido Guglielminetti (per chi non lo conoscesse, basti la presentazione di Ivano: “tanti anni fa, ero ancora giovane, andavo matto per Battisti, e per un suo disco in particolare, “Il Mio Canto Libero”…..ecco, lui c’era, era già lì”), si apre il libro dei ricordi, più o meno recenti. “La Costruzione Di Un Amore”, “Notte In Italia”, “Discanto”, “Italiani d’Argentina”, una strepitosa versione di “Lindbergh”, una buona fetta della storia della canzone d’autore italiana degli ultimi anni proposta con un intervallo e un paio di uscite finali, sostenuta da un impianto scenico semplice ma di notevole efficacia, e molto apprezzata dal pubblico che si è letteralmente spellato le mani ad applaudire ogni brano. Chiusura affidata a “La Musica Che Gira Intorno”, tutti in piedi e lacrime agli occhi per molti.
Il bimbo capriccioso che è in me ha mostrato qualche segno di disappunto per l’assenza di “Panama”, “La Canzone Popolare”, “Mio Fratello Che Guardi Il Mondo”, ma quando si hanno alle spalle più di trent’anni di carriera e più di venti album qualche rinuncia è inevitabile. Il resto di me invece si è gustato lentamente, con soddisfazione, un appuntamento perso già troppe volte e che non si poteva proprio mancare ancora.

“Sarà la musica che gira intorno
saremo noi che abbiamo nella testa un maledetto muro”

Nota a margine, e di merito, per un giovane cantautore che ha aperto la serata, pur con soli tre brani. Gaetano Civello ha mostrato buone doti compositive, ottime doti vocali e un coraggio leonino nel proporre con solo voce e chitarra acustica una intensa versione di “Impressioni di Settembre”. Se capita dalle vostre parti, non perdetevelo.

Ivano Fossati

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